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Capita, a volte.
La tua foto è apparsa
mentre scorrevo senza pensare,
in quella luce opaca
che hanno le mattine senza promesse.
Mi sono fermato.
Non per nostalgia,
non per mancanza.
Solo per quel piccolo sussulto
che certe immagini sanno dare
anche quando non significano più niente.
Mi ha fatto strano,
come un oggetto trovato in fondo a un cassetto
che non ti appartiene più
ma conserva ancora la tua forma.
Ho guardato lo schermo un secondo in più,
il pollice fermo a metà gesto,
giusto il tempo di capire
che non c’era alcun ritorno possibile,
nessuna strada segreta,
nessun varco.
I sospiri si sono spenti da tempo,
si sono consumati da soli
mentre la vita andava avanti
senza voltarsi.
E tu non puoi chiamare,
non puoi scrivermi,
non puoi attraversare
questa distanza che ormai è definitiva.
Eppure è successo.
Una foto, un istante,
un piccolo movimento del cuore
che non cambia niente,
non riapre niente,
non salva niente.
Poi ho fatto scorrere ancora.
E la tua immagine è scomparsa
come scompaiono le cose finite.
Niente altro.